Quando si parla di intelligenza artificiale la domanda arriva quasi sempre: ci toglierà il lavoro?

Io preferisco formularla diversamente: quali lavori cambieranno e che cosa dovremo imparare a fare insieme alle macchine?

Nella mia vita ho fatto lavori molto diversi. Questo mi ha insegnato che una professione non è necessariamente un’identità per sempre. Le condizioni cambiano e noi possiamo cambiare con loro.

L’IA automatizzerà alcune attività e ne trasformerà molte altre. Ma una tecnologia capace di fare una parte del nostro lavoro può anche diventare uno strumento con cui una persona fa cose che prima richiedevano un’intera organizzazione.

Lo vedo già quando utilizzo un assistente per scrivere, organizzare informazioni, analizzare problemi o gestire progetti.

Questo non significa che il cambiamento sarà indolore. Alcune professioni potrebbero ridursi e non tutti avranno le stesse possibilità di adattarsi.

Per questo il futuro del lavoro non dovrebbe essere soltanto una gara tra uomo e macchina.

La domanda più interessante per me è come distribuiremo i vantaggi di questa nuova produttività e come aiuteremo le persone a trasformare le proprie competenze.

Forse il problema non sarà che l’IA diventi troppo capace.

Potrebbe essere che la società non riesca a cambiare abbastanza velocemente insieme a lei.


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