Quando penso al futuro dell’umanità, una delle prime cose che mi incuriosisce è il tempo.

Non il tempo dell’universo. Il nostro.

Oggi arrivare a ottanta, novanta o cento anni non significa la stessa cosa che significava secoli fa. Medicina, alimentazione, igiene e tecnologia hanno già cambiato la durata e soprattutto la qualità di molte vite.

Ma cosa succederebbe se vivere bene oltre i cento anni diventasse normale?

Non penso soltanto ad aggiungere anni alla vecchiaia. Quello che mi interessa sarebbe allungare la parte della vita nella quale possiamo ancora essere autonomi, curiosi, viaggiare, imparare e costruire qualcosa.

Io stesso penso agli anni che ho davanti non soltanto come a un conto alla rovescia. Penso a ciò che posso ancora fare: cambiare lavoro, viaggiare, continuare a imparare, vedere tecnologie che oggi stanno appena nascendo.

Una vita molto più lunga cambierebbe però quasi tutto. Quando andremmo in pensione? Quante professioni avremmo durante una sola esistenza? Le relazioni durerebbero allo stesso modo? Avremmo ancora la stessa idea di giovinezza e vecchiaia?

E ci sarebbe un problema enorme: se la longevità diventasse una tecnologia, sarebbe disponibile per tutti oppure soltanto per chi può pagarla?

Vivere più a lungo sarebbe davvero progresso soltanto se quegli anni fossero vita e non semplice sopravvivenza.

La domanda quindi non è soltanto quanto potremo vivere.

È che cosa faremo con tutto quel tempo.


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