Possiamo vivere senza conoscere il motivo per cui esistiamo. Mangiamo, lavoriamo, dormiamo, amiamo, ci arrabbiamo, facciamo progetti. La vita continua anche senza una risposta.

Eppure prima o poi la domanda ritorna: perché siamo qui?

È una delle cose che più mi incuriosiscono dell’essere umano. Non ci basta esistere. Vogliamo capire l’esistenza.

La scienza può raccontarci molto su come siamo arrivati fin qui. Possiamo studiare l’universo, l’evoluzione, il cervello e la materia di cui siamo fatti. Le religioni hanno costruito risposte differenti sul significato della vita e su ciò che potrebbe esserci oltre. La filosofia continua a fare domande da migliaia di anni.

Ma conoscere il “come” non significa necessariamente conoscere il “perché”.

Io non sento il bisogno di riempire ogni spazio vuoto con una certezza. Ci sono cose per le quali posso dire semplicemente: non lo so.

Forse è proprio quel “non lo so” che mantiene viva la curiosità.

Mi interessa la coscienza, mi interessa l’universo, mi interessa capire che rapporto esista tra il nostro corpo e quella materia antichissima da cui proveniamo. Mi domando cosa significhi essere la stessa persona mentre cambiamo continuamente e cosa rimanga di noi quando non ci siamo più.

Non sono domande separate. Alla fine sembrano tornare tutte allo stesso punto: che cosa significa essere qui, per questo breve periodo, sapendo di essere una parte minuscola di qualcosa di immensamente più grande?

Forse non troverò mai una risposta definitiva.

Ma se avessimo già tutte le risposte, avremmo ancora la stessa voglia di guardare il cielo e farci domande?


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