Quando guardiamo il cielo pensiamo quasi sempre all’universo come a qualcosa che sta fuori di noi. Stelle, pianeti, galassie: immensità lontane. Ma c’è un pensiero che cambia completamente la prospettiva: la materia del nostro corpo appartiene a quello stesso universo.

Non è soltanto poesia dire che siamo polvere di stelle. Molti degli elementi che ci compongono sono stati prodotti da generazioni di stelle vissute e morte molto prima della nascita della Terra. Il carbonio che entra nella nostra biologia, l’ossigeno, il calcio delle ossa, il ferro del sangue hanno una storia cosmica immensamente più antica di noi.

Questo pensiero mi affascina perché elimina una separazione che diamo per scontata. Noi non siamo arrivati nell’universo. Siamo nati dall’universo.

Il mio corpo è materia organizzata temporaneamente in una forma che chiamo Fabrizio. Mangia, respira, cambia continuamente e un giorno smetterà di funzionare. Ma gli atomi che lo compongono non hanno iniziato la loro storia con me.

Ed è qui che per me nasce qualcosa di ancora più sorprendente. Una parte della materia dell’universo, dopo miliardi di anni di trasformazioni, si è organizzata fino a produrre un cervello capace di chiedersi da dove proviene.

Quando guardiamo una stella, quindi, non c’è soltanto un essere umano che osserva l’universo. In un certo senso c’è una piccolissima parte dell’universo che osserva un’altra parte di se stesso.

Questo non significa che l’universo abbia una coscienza propria. Non lo sappiamo. La coscienza che conosco è quella legata al mio cervello e alla mia esperienza. Ma il fatto che la materia cosmica possa arrivare a interrogarsi sulla propria origine attraverso di noi è già abbastanza straordinario senza aggiungere nulla di soprannaturale.

Forse è anche per questo che sentiamo qualcosa quando guardiamo il cielo. Non perché ricordiamo realmente le stelle dalle quali provengono i nostri elementi, ma perché sapere di appartenere alla stessa storia cambia il modo in cui guardiamo noi stessi.

Non siamo spettatori messi davanti all’universo.

Siamo una delle cose che l’universo, almeno qui, è riuscito a diventare.

E allora mi rimane una domanda: se siamo materia dell’universo diventata cosciente, quanto è davvero grande la distanza tra noi e le stelle?


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