Una cosa che ho imparato usando molto l’intelligenza artificiale è che non mi serve qualcuno che mi dica sempre sì.
Se porto un’idea, voglio che venga capita. Ma voglio anche che mi venga fatto notare quando qualcosa non torna.
Per me questa differenza è importante.
Una risposta può essere piacevole e allo stesso tempo inutile. Se ogni mia intuizione viene trasformata automaticamente in una grande teoria, alla fine non sto imparando niente.
Preferisco distinguere ciò che so, ciò che penso, ciò che immagino e ciò che ancora non ha una risposta.
È anche il metodo che sto cercando di dare a questo blog.
Posso chiedermi se esistono mondi paralleli, se una copia digitale sarebbe ancora me o se una civiltà extraterrestre potrebbe essere incomprensibile per noi. Ma una domanda interessante non diventa vera soltanto perché mi piace.
Forse questo è uno degli usi migliori che posso fare dell’IA: non farmi sostituire nel pensiero e nemmeno farmi applaudire.
Usarla come qualcuno che mette il mio ragionamento davanti a me e mi obbliga a guardarlo meglio.
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