Il multiverso mi affascina non tanto perché voglia credere per forza che esistano copie di noi sparse in universi paralleli. Mi affascina per la domanda che porta con sé.
E se ogni possibilità che nella nostra vita non si è realizzata avesse trovato spazio da qualche altra parte?
In questa vita ho fatto delle scelte. Alcune le ho decise io, altre sono arrivate attraverso le circostanze. Ho cambiato lavori, luoghi, progetti. Ho incontrato persone che hanno modificato il mio percorso. Ma per ogni strada presa ce n’è stata almeno un’altra che ho lasciato alle spalle.
La fisica non ci permette oggi di dire che da qualche parte esista davvero un altro Fabrizio che ha vissuto quelle possibilità. Il multiverso comprende ipotesi scientifiche differenti e nessuna di esse ci autorizza a trasformare questa immagine in una certezza.
Ma come esperimento mentale è potentissimo.
Immagino un mondo nel quale una decisione apparentemente insignificante è cambiata. Magari non ho conosciuto una certa persona. Non ho accettato un lavoro. Non sono partito. Non sono rimasto. Da quel piccolo punto nasce una catena di conseguenze e, dopo trent’anni, quella versione di me potrebbe avere una vita completamente diversa.
Sarebbe ancora me?
Avrebbe forse lo stesso volto e lo stesso punto di partenza, ma non i miei ricordi. E se sono proprio le esperienze e la memoria a costruire gran parte della nostra identità, allora dopo abbastanza tempo potremmo diventare due estranei.
Questa idea mi fa pensare anche al presente. Ogni scelta che facciamo oggi elimina alcune possibilità e ne apre altre. Non vediamo immediatamente quanto una piccola decisione possa cambiare la persona che saremo tra dieci anni.
Forse non sapremo mai se esistono altri mondi nei quali abbiamo scelto diversamente.
Ma una cosa è certa: anche in questo unico mondo che conosciamo, ogni giorno stiamo scegliendo quale delle nostre possibili vite diventerà reale.
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