Stasera ho fatto una cosa che faccio spesso senza accorgermene: ho guardato la televisione e ho cominciato a discutere.
Prima la storia italiana. Poi la politica. Poi un caso che riguarda una famiglia e dei bambini. Mi sono arrabbiato, ho preso posizione, ho cambiato argomento e sono tornato indietro.
A un certo punto però la domanda non riguardava più quello che stavo guardando.
Riguardava me.
Come penso?
La mia prima reazione
Quando vedo qualcosa che considero ingiusto, la mia prima reazione è spesso forte. Mi arrabbio. Dico quello che penso senza tanti giri di parole.
Poi però comincio a ragionare.
Stasera, per esempio, ho detto che lo Stato deve proteggere i bambini in caso di violenza. Mi è stato fatto notare che naturalmente deve proteggerli anche quando sono in pericolo la salute, l’istruzione o lo sviluppo.
Era vero.
Non ho avuto bisogno di difendere la frase precedente soltanto perché l’avevo pronunciata io. L’ho corretta.
E mi sono accorto che questa cosa dice qualcosa di me.
Non mi interessa da dove arriva un’idea
In politica posso essere d’accordo con un’idea della destra e cinque minuti dopo con una della sinistra. Non riesco a capire perché dovrei prendere un pacchetto completo.
Preferisco chiedermi: funziona? È giusta? Quali conseguenze produce?
Lo stesso vale per le istituzioni. Non penso che lo Stato abbia sempre torto. Ma non penso nemmeno che abbia ragione semplicemente perché è lo Stato.
Forse il filo è la libertà
Ripensando a tutto quello di cui ho parlato questa sera, ho trovato un filo comune.
Mi interessa la libertà, ma non una libertà senza responsabilità.
Credo che una persona debba poter scegliere come vivere finché non danneggia gli altri. Credo che le istituzioni siano necessarie, ma che debbano spiegare le proprie decisioni. Credo che chi ha potere debba usarlo con ancora più attenzione proprio perché chi lo subisce, spesso, ne ha molto meno.
E il singolo?
Poche ore fa mi chiedevo cosa potesse fare un singolo e minuscolo cittadino per migliorare il mondo.
Forse una risposta l’ho trovata proprio discutendo.
Un singolo non governa. Non emette sentenze. Non scrive le leggi.
Ma può osservare. Può informarsi. Può fare domande. Può parlare. Può chiedere spiegazioni. Può riconoscere quando si è sbagliato. E può impedire, almeno nel proprio piccolo, che qualcosa diventi vero soltanto perché tutti hanno smesso di metterlo in discussione.
Forse è questo che ho capito stasera di me.
Reagisco di pancia, ma poi ho bisogno di capire.
E quando capisco qualcosa di nuovo, preferisco cambiare una mia idea piuttosto che difenderla soltanto per orgoglio.
Non so se sia il modo migliore di pensare.
È semplicemente il mio.
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