Per milioni di anni la vita è cambiata senza avere un progetto.

L’evoluzione non decide dove andare. Le variazioni compaiono e l’ambiente favorisce alcune caratteristiche più di altre nel corso delle generazioni.

Ma l’essere umano sta arrivando a una situazione nuova.

Stiamo imparando a leggere e modificare il DNA, costruire protesi sempre più sofisticate e collegare biologia e tecnologia.

Questo apre una possibilità che mi affascina: potremmo diventare la prima specie capace di intervenire consapevolmente su una parte della propria evoluzione?

Non significa che potremo progettare liberamente l’essere umano del futuro. La biologia è enormemente complessa e le conseguenze di una modifica possono essere imprevedibili.

Se correggiamo una mutazione responsabile di una malattia ereditaria stiamo già intervenendo in un meccanismo che, in passato, avremmo potuto soltanto subire.

Da lì alla scelta di caratteristiche non mediche esiste però un salto enorme. Chi deciderebbe quali caratteristiche sono migliori?

Forse l’evoluzione futura dell’uomo non sarà soltanto biologica. Sarà un intreccio di genetica, cultura e tecnologia.

E per la prima volta potremmo trovarci davanti a una responsabilità particolare: non soltanto immaginare il futuro della nostra specie, ma partecipare alle decisioni che lo costruiranno.


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