Quando immaginiamo il futuro tendiamo a parlare dell’umanità come se fosse una sola persona.
Diciamo: vivremo più a lungo, utilizzeremo l’intelligenza artificiale, modificheremo il corpo, viaggeremo nello spazio.
Ma chi è quel “noi”?
Ogni grande tecnologia arriva in una società nella quale le persone non partono dalle stesse condizioni.
Se un giorno potessimo rallentare l’invecchiamento, migliorare alcune capacità attraverso la tecnologia o utilizzare assistenti artificiali potentissimi, la differenza tra chi può accedere a queste possibilità e chi non può farlo potrebbe diventare enorme.
Non sarebbe più soltanto una differenza economica. Potrebbe diventare una differenza nel tempo di vita, nelle capacità e nelle opportunità.
Questo mi fa pensare che il futuro dell’umanità non dipenda soltanto dalle invenzioni. Dipenderà da come decideremo di utilizzarle.
Una tecnologia straordinaria può migliorare la vita di milioni di persone oppure aumentare una distanza già esistente.
Quando fantastico sul futuro mi piace pensare alle possibilità. Ma proprio per questo credo che dobbiamo fare anche la domanda meno spettacolare: chi potrà permettersi quel futuro?
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