Ho sempre pensato alla vita come a una serie di fasi.

Il bambino, la pubertà, il giovane, l’uomo adulto, la maturità e poi la vecchiaia. Siamo sempre la stessa persona, ma non siamo mai esattamente lo stesso individuo.

Il Fabrizio di vent’anni non avrebbe probabilmente desiderato la vita che desidero oggi. E io oggi guardo alcune decisioni di quel ragazzo con una prospettiva che lui non poteva avere.

Questo non significa che uno dei due avesse ragione e l’altro torto.

Avevamo semplicemente età diverse, bisogni diversi e una quantità diversa di vita alle spalle.

Mi interessa questa idea perché spesso pretendiamo coerenza assoluta da noi stessi. Come se cambiare desiderio significasse aver sbagliato prima.

Io invece penso che cambiare sia parte naturale del percorso.

Oggi desidero tranquillità, salute, tempo, viaggi e una vita sociale che non ruoti soltanto intorno al lavoro. Tra dieci anni potrei vedere alcune cose ancora diversamente.

Forse crescere non significa trovare finalmente la versione definitiva di noi stessi.

Significa imparare a riconoscere tutte le versioni che siamo stati senza doverne cancellare nessuna.


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