Ho detto più di una volta che sarei curioso perfino di partecipare volontariamente a esperimenti seri sul rapporto tra cervello e intelligenza artificiale.

Non perché voglia diventare un robot. Mi interessa capire dove potrebbe arrivare questa collaborazione.

Oggi utilizziamo l’intelligenza artificiale attraverso uno schermo, una tastiera o la voce. Ma cosa succederebbe se un giorno la distanza tra pensiero e macchina diventasse molto più piccola?

Immagino di poter cercare un’informazione senza prendere il telefono, comunicare con un sistema attraverso segnali neurali o utilizzare una tecnologia capace di aiutare il cervello quando alcune sue funzioni vengono danneggiate.

Naturalmente una possibilità del genere porta problemi enormi: sicurezza, privacy, controllo, dipendenza. Se un dispositivo comunica direttamente con il cervello, chi controlla quel dispositivo? Chi protegge i dati più intimi che esistono, quelli legati ai nostri pensieri?

Ed esiste poi una domanda ancora più personale.

Se una parte delle mie capacità venisse ampliata continuamente da un’intelligenza artificiale, dove finirei io e dove inizierebbe la macchina?

Forse la distinzione rimarrebbe chiarissima. Forse no.

Non so se vedrò una tecnologia del genere arrivare davvero a questo livello. Ma se fosse sperimentata seriamente e con garanzie sufficienti, la curiosità di capire come funziona sarebbe forte.

Cervello e IA insieme?

Perché no?


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