Oggi diciamo “essere umano” e “macchina” come se fossero due mondi perfettamente separati.

Ma già utilizziamo tecnologia per correggere e sostituire funzioni del corpo. Protesi, dispositivi medici, sensori e sistemi digitali sono entrati nella nostra vita senza trasformarci improvvisamente in qualcosa di non umano.

Immagino quindi un futuro nel quale questa integrazione diventi molto più profonda.

Se un impianto restituisce una capacità perduta, lo consideriamo facilmente medicina. Ma se un giorno lo stesso tipo di tecnologia aumentasse una capacità oltre il livello normale?

È qui che il confine comincia a diventare interessante.

Un collegamento tra cervello e intelligenza artificiale potrebbe aiutarci a comunicare o utilizzare informazioni in modi oggi impossibili. Ma se diventasse parte permanente della nostra vita, sarebbe ancora soltanto uno strumento esterno?

Io non penso che aggiungere tecnologia al corpo cancelli automaticamente la nostra umanità.

La questione per me è un’altra: chi controlla quella tecnologia e quanto rimaniamo liberi di scegliere se usarla.

Forse l’essere umano del futuro non sarà sostituito dalle macchine. Potrebbe semplicemente diventare sempre più difficile dire dove finisce l’uno e comincia l’altra.


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