Una delle cose più strane dei sogni è che possono riportare davanti a noi persone che non ci sono più.
Mio padre è morto quando avevo dodici anni. Da adulto ho pensato più volte che mi piacerebbe sognarlo, quasi per poterlo incontrare con gli occhi dell’uomo che sono diventato.
So che un sogno non dimostra che una persona morta sia realmente tornata a parlarci. Non ho bisogno di trasformarlo in qualcosa di soprannaturale per sentirne il valore.
La cosa incredibile è già quello che riesce a fare la memoria.
Una persona può non essere più davanti a noi da decenni eppure il cervello conserva abbastanza tracce da ricostruire una voce, un volto, una presenza. A volte perfino una sensazione.
Mi sono chiesto anche perché, facendo alcuni lavori manuali, abbia la sensazione che certe cose mi vengano da mio padre. Forse sono gesti osservati da bambino e rimasti da qualche parte senza che io sappia indicare quando li ho imparati.
È memoria? È imitazione? È il modo in cui continuiamo a portarci dentro le persone importanti?
Non lo so.
Ma forse non serve scegliere subito tra una spiegazione scientifica e una spirituale per riconoscere che qualcosa di loro continua realmente a influenzare ciò che siamo.
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