Ogni tanto guardo le immagini dell’universo e mi viene da cambiare completamente scala.

Noi siamo fatti di organi. Gli organi di cellule. Le cellule contengono strutture più piccole. Poi vado nella direzione opposta: Terra, sistema solare, galassia, gruppi di galassie, universo.

E mi viene una domanda un po’ folle: e se anche il nostro universo fosse soltanto una “cellula” di qualcosa di enormemente più grande?

Non sto dicendo che sia così. Non ho nessuna prova e non voglio trasformare una suggestione in scienza. Ma proprio perché non lo so, la domanda mi diverte.

Il problema della scala

Immaginiamo per assurdo un osservatore confinato dentro una cellula e incapace di uscirne. Come potrebbe capire che quella cellula appartiene a un corpo? Forse potrebbe studiare perfettamente il proprio mondo senza avere mai accesso alla struttura completa.

E noi? Siamo sicuri che la scala che possiamo osservare coincida con tutta la realtà?

Poi arrivano i mondi paralleli

Quando abbiamo iniziato a parlare di multiverso la domanda è diventata ancora più provocatoria. Se esistessero altri universi, potrebbero esserci altre possibilità, altre storie, magari perfino versioni di vite che qui hanno preso un’altra strada?

Qui bisogna stare attenti: le ipotesi fisiche sul multiverso non dimostrano che da qualche parte esista un altro Fabrizio che ha fatto scelte diverse. Quello è il salto della nostra immaginazione.

Ma è proprio quel salto che mi interessa.

Perché se un giorno scoprissimo davvero che il nostro universo è soltanto uno tra moltissimi, la prima notizia sarebbe scientifica. La seconda sarebbe molto più personale: quanto diventerebbe piccolo il mondo che fino a ieri chiamavamo “tutto”?

E soprattutto: che cosa c’è fuori da qualcosa che, fino a quel momento, pensavamo non avesse un “fuori”?


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