Più parliamo della coscienza e più mi viene un sospetto: e se la risposta fosse già davanti ai nostri occhi e fossimo noi a non saperla leggere?
Io la chiamo la X.
Non so che cosa sia. Se lo sapessi avremmo risolto uno dei problemi più grandi dell’umanità. Ma abbiamo già davanti materia, energia, neuroni, memoria, percezione, impulsi elettrici. Sappiamo moltissime cose sul cervello. Eppure da qualche parte, mettendo insieme tutto questo, compare una cosa stranissima: io so di essere io.
Materia che si domanda che cos’è la materia
Questa cosa mi affascina. Siamo fatti della stessa materia dell’universo. “Polvere di stelle” suona poetico, ma dietro c’è qualcosa di reale: gli elementi di cui siamo fatti hanno una storia cosmica.
E a un certo punto quella materia si è organizzata in modo tale da poter guardare le stelle e chiedersi: da dove vengo?
Se ci penso troppo è quasi assurdo.
E se mancasse soltanto una relazione?
Forse non ci manca necessariamente una nuova particella misteriosa. Magari conosciamo già gli ingredienti e non abbiamo ancora capito la relazione decisiva tra loro.
Oppure mi sbaglio completamente e c’è davvero qualcosa che ancora non abbiamo scoperto.
È questo che intendo quando parlo della X. Non voglio riempire il vuoto con una risposta comoda. Preferisco lasciare il posto vuoto.
Perché forse il giorno in cui capiremo davvero come la materia diventa cosciente non avremo soltanto spiegato il cervello. Dovremo anche ridefinire che cosa intendiamo quando diciamo “essere vivi”.
E a quel punto potrebbe aprirsi una domanda ancora peggiore: la coscienza è qualcosa che abbiamo soltanto scoperto… o qualcosa che un giorno saremo capaci di costruire?
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